Alla definitiva scomparsa di Roca Vecchia contribui' la distruzione completa del suo castello ordinata,il 1544,dall'allora Preside della provincia di Terra d'Otranto Ferrante Loffredo al fine di evitare che il forte diventasse un utile appoggio e sicuro rifugio per i pirati corsari e delinguenti comuni.Gli abitanti, in grn parte pastori e pescatori,furono costretti ad abbandonare il luogo  e si ritirarono qualche chilometro piu' all'interno dove stabilirono la loro dimora in un piccolo centro abitato cui dettero il nome di Roca Nuova.

Le vicende di Roca nuova,non furono meno travagliate di quelle dell'antica Roca,tant'e' che col passare dei secoli ando' sempre scemando sino a quando,nella seconda meta' dell'Ottocento cesso' di esistere di diritto e di fatto.

Attualmente rimangono in piedi poche costruzioni,alcune allo stato rudere,stalle e fienili,i resti della torre eretta a difesa dell'abitato,la cappella di San Vito un tempo sede della parrocchia del luogo e il corpo di fabbrica,ancora in buone condizioni.

Nel 1749 anno in cui fu fatta la numerazione degli abitanti per la compilazione del Catasto Onciario,risiedevano a Roca nuova trenta famiglie per un totale di 128 anime,parte delle quali abitavano in luoghi piu' distanti,nelle masserie sparse per la vasta campagna in gran parte macchiosa e paludosa che costituiva il feudo di Roca.Le rimanenti famiglie occupavano le poche case del villaggio.

Essendo il territorio in buona parte paludoso e macchioso,uniche risorse erano l'allevamento degli ovini e lo sfruttamento degli ultimi avanzi della grande foresta di Roca nel cui perimetro un tempo erano compresi vasti territori.Di questa ai primi dell' '800,restavano gli ultimi brandelli perche' buona parte era stata disboscata durante tutto il '700 quando proprietario era il Duca di Carpignano al quale,da data immemorabile i paesi circostanti avevano sempre dovuto pagare la "fida" una somma in denaro in proporzione al numero di capi di bestiame da far pascolare.


Alla fine dell'800 il villaggio che viveva ormai gli ultimi anni della sua esistenza, era composto di una porta d'ingresso,di una sola strada di un piccolo castello baronale di una chiesetta di due sole famiglie e di circa venti case,ora interamente deserte sia per malaria, sia perche' cessato il favore della legge 19 marzo 1834,che esentava dalla leva i comuni inferiori a cinquecento abitanti,le famiglie che a questo solo scopo erano andate ad abitarvi,si trasferirono a Melendugno.

Per i bisogni spirituali gli abitanti di Roca disponevano di una chiesetta che avevano edificato nel 1589,della fabbrica cinquecentesca e' rimasta attualmente in piedi soltanto la cappellina laterale,coperta con una volta a padiglione lunettata di tipica impostazione cinquecentesca,nella quale si vedono ancora le ultime tracce degli affreschi che la ornavano.

A guardia del villaggio era stata eretta,intorno alla fine del '500 una robusta torre allo stato attuale gravemente compromessa dall'ingiuria dei secoli e dall'incuria dell'uomo.

Questea e' a base quadrangolare,larga metri 12,30 e lunga metri 15,10 misurati alla quota del piano di campagna,con murature basamentali a scarpa e di grande spessore.

Il piano terreno comprende pochi vani di cui uno vasto con copertura a botte.L'ingresso principale si apre su un lato rivolto ad ovest mentre un altro ingresso secondario e' presente sul lato nord protetto da un archibugeria ad altezza d'uomo.

Del piano superiore,al quale si accede mediante una rampa di scale ubicata sul lato est,restano ormai in piedi pochi muri poiche' le volte di copertura in parte sono crollate.La torre che svettava sulla campagna circostante con i suoi dodici metri di altezza grazie ai quali era in collegamento visivo con le torri costiere e con altri simili edifici difensivi dell'interno,era provvista di caditoie di cui si vedono i resti sul prospetto,a difesa delle aperture e disponeva di saettiere ricavate sui parapetti del terrazzo.