Si tratta una torre poligonale a pianta stellare alla quale, in tempi successivi e a più riprese, In periodi in cui si avverte di meno la primaria necessità di difesa, urano addossati altri corpi di fabbrica per aumentare la disponibilità di spazi interni.

Presenta un altezza, misurata la quota del piano di campagna, pari a metri 12,50; la struttura basamentale a scarpa,corrispondente al piano terreno si eleva per metri 4,90 separata da on toro dalla soprastante struttura verticale,corrispondente al primo piano alta metri 5,80;quest'ultima e' separata da un secondo toro dalla struttura terminale consistente nel parapetto del terrazzo che volge verso l'esterno in controscarpa.

La struttura basamentale a scarpa presenta un'inclinazione di 6 gradi rispetto alla verticale,mentre il valore dell'inclinazione del parapetto del terrazzo raggiunge i 12 gradi rispetto alla verticale.

La torre sorge su un banco di roccia tufacea,sulla quale poggia direttamente al livello del fossato nel quale la struttura basamentale a scarpa si spinge,con inclinazione costante per una profondita' di metri 2,60.

Il fossato circonda interamente la torre e in alcuni tratti risulta essere stato coperto da sovrastrutture successive.

L'intero edificio ben conservato presenta strutture murarie esterne di notevole spessore che,in corrispondenza dei quattro spigoli ,raggiunge i 4,50 metri mentre si riduce intorno a 1,20 metri in corrispondenza degli angoli ottusi di facciata.Il considerevole spessore delle murature esterne ha permesso di ricavare all'interno piccoli vani di deposito e utili stipetti.Le strutture di copertura sono a volta in muratura in perfetto stato di conservazione del tipo a padiglione e a schifo ,forme ambedue derivate dalla copertura a botte adottata di frequente negli edifici fortificati.





L'impostazione planimetrica di forma poligonale stellare va sicuramente cercata nelle acquisizioni cinquecentesche dell'arte militare ed in particolare della trattatistica di scuola Toscana e Marchigiana.

Per quanto riguarda l'ubicazione della torre melendugnese,c'e' da osservare che sorge decentrata e periferica rispetto alla cerchia muraria medievale che cingeva l'abitato la cui espansione al tempo in cui fu costruita, avveniva gia' al di fuori delle stesse mura secondo le direttrici rappresentate dalle strade per Roca e Borgagne,quindi in direzione sud-est.Tutto cio' e' da mettere in relazione all'incremento demografico che si registro' a Melendugno dalla meta' del Cinquecento in poi e che fini' con il rendere inadeguato l'antico perimetro delle mura ormai insufficienti a contenere l'abitato in espansione.

L'espansione dell'abitato melendugnese comporto' la formazione dei borghi dell' "Addolorata" lungo la strada per Roca e di "Pozzo Pazzo" come veniva chiamato il tratto iniziale della strada che da Melendugno conduceva a Borgagne ed a Carpignano e che lungo i margini venne ad arricchirsi dal Seicento in poi,di un gran numero di abitazioni a corte molte delle quali restano ancora ai nostri giorni.


Ma torniamo ad occuparci della nostra torre:un atto di vendita del 1680 contiene un minuzioso elenco dei beni feudali oggetto del trasferimento,il documento e' importante anche perche' ci dimostra che a quell'epoca la torre sorgeva isolata completamente circondata dal fossato al di la' del quale,nel sito fuori di detto fosso,sorgevano altri corpi di fabbrica adibiti a deposito di vettovaglie stalle e abitazioni.L'accesso alla torre avveniva tramite il ponte che,protetto sulla verticale da una caditoia sporgente in fuori rispetto al parapetto del terrazzo era del tipo levatoio in legno e tale ancora nel 1710,come chiaramente specificato in un altro documento notarile del 1710 dal notaio Biagio Mangia di Lecce in occasione della presa di possesso del feudo di Melendugno da parte di Domenico D'Afflitto,erede dal padre Placido Agapito morto nello stesso anno.

Da tale documento ricchissimo di notizie sul feudo di Melendugno e che riguarda lo stato della residenza baronale.

Importante e' in questa minuziosa descrizione il cenno della presenza delle carceri baronali sistemate nei pressi della torre,a piano terreno,di un gran numero di ambienti destinati a deposito di viveri ,della torre con guardiola forse da identificare nella porzione terminale del vano scala che conduce al terrazzo,nella quale guardiola trovava posto il personale di vedetta,nonche' della cappelluccia alloggiata a piano terreno sul lato sinistro dell'ingresso,che tuttora esistente ,fungeva da oratorio.

Meno circostanziata della precedente e' un altra descrizione della torre contenuta nell'atto di vendita del feudo di Melendugno stipulato nel 1733 tra Domenico D'Afflitto e Salvatore D'Amelj che acquistava.In questo documento no si fa cenno al fossato all'interno del quale probabilmente erano stati gia' realizzati i vani di deposito e le stalle.Ove si escludano gli ampliamenti operati a piu' riprese a ridosso del prospetto est la torre si presenta nella configurazione originaria.Un piccolo intervento operato dai D'Amelj probabilmente al momento dell'acquisto o subito dopo valse ad eliminare il ponte levatoio d'ingresso che,non avendo piu' motivo d'essere fu sostituito con un ponte in muratura coperto che si apre con un portale di foggia chiaramente cinquecentesca o al massimo seicentesca sovrastato dall'arme dei D'Amely che e' d'argento a due leoni addossati e coricati sostenenti sul dorso una torre merlata il tutto al Naturale.

Al di sopra dell'arme dei D'Amelj e' posta una statua lapidea della Madonna Immacolata alla quale forse la famiglia baronale era particolarmente devota.